19 Ottobre 2020

Ancora prima delle Avanguardie culturali: gli Scapigliati

Se in Francia si parla di artisti bohémien, ecco che in Italia, e in particolare a Milano, abbiamo il gruppo degli Scapigliati: una vera e propria forma di avanguardia culturale e anticonformista. Il primo a parlarne fu Cletto Arrighi (pseudonimo di Carlo Righetti) nell’Almanacco del Pungolo, riprendendo e consacrando il termine in maniera geniale nel romanzo del 1862 La Scapigliatura e il 6 febbraio.

Chi sono, quindi, questi Scapigliati, venuti a galla proprio in quella Milano del post Unità, che stava assistendo all’abbattimento del piccolo rione del Rebecchino in Piazza Duomo e del Portico dei Figini per lasciare spazio alla maestosa Galleria Vittorio Emanuele II? Era la stessa Milano del grande sviluppo industriale, che si preparava a diventare la capitale economica del nuovo Regno d’Italia e, in reazione alla borghesia conservatrice, gli intellettuali scapigliati – poeti e scrittori, pittori, scultori e musicisti – erano animati da un forte spirito di contestazione e da un’acuta volontà di rinnovamento artistico: erano “inquieti, travagliati, turbolenti” e il loro tratto più distintivo era proprio la “particolare maniera eccentrica e disordinata di vivere”.

Gli Scapigliati, infatti, non sono davvero definibili come un movimento, quanto più come un gruppo di intellettuali che condivideva un senso di insofferenza verso la cultura e la società del tempo e che in quella Milano del tardo Ottocento trovava, di certo, pane per i loro denti. Costantemente divisi tra il bene e il male, il loro atteggiamento nei confronti della modernità si muoveva su due binari: da un lato il rifiuto del progresso e il legame ai valori del passato, dall’altro, in perfetta opposizione, la celebrazione e rappresentazione del “vero”.

Questo è lo spirito che chiaramente si rifletteva tanto nella scrittura, quanto nelle espressioni artistiche.
Insieme a Cletto Arrighi, agli scrittori scapigliati (tra cui Emilio Praga, Iginio Ugo Tarchetti, i fratelli Arrigo e Camillo Boito e Carlo Dossi) piaceva creare nel lettore un senso di disorientamento, sia usando un linguaggio quotidiano, che si opponesse allo stile altisonante tipico del Romanticismo, ma allo stesso tempo ricercato, sia trattando temi come l’irrazionale, l’umorismo, il fantastico e il macabro. Tra gli artisti invece, da Tranquillo Cremona a Daniele Ranzoni, o da Giuseppe Grandi a Luigi Conconi, tutto questo si ritrovava in una concezione poetica e interiorizzata della realtà, nella sua osservazione e nell’immediata restituzione, che trovava nel ritratto e nel paesaggio i generi prediletti.

Milano e i luoghi degli Scapigliati

Come qualsiasi gruppo di intellettuali e artisti che si rispetti, anche gli Scapigliati amavano ritrovarsi e riunirsi in alcuni luoghi iconici di Milano. Il quartiere che, più di ogni altro, ha saputo ospitare le loro personalità ingombranti, sovversive e anticonformiste è sicuramente quello dell’attuale Porta Venezia, tra corso Monforte, viale Majno e Corso di Porta Venezia. Tanti di loro, infatti, proprio qui avevano stabilito il proprio studio, in un lembo della città che, pur vicinissimo, rimaneva ancora estraneo al caos cittadino, immerso nella campagna milanese e per questo, a dirla tutta, anche meno costoso: già all’epoca era definito la “Montmartre milanese”.

Proprio in questo triangolo di Milano, oggi così caratteristico per i tanti e lussuosi palazzi liberty che lo abitano, sorgevano i principali luoghi di ritrovo degli Scapigliati. In primis, tra via Vivaio e via Conservatorio, il luogo scapigliato per antonomasia era l’Osteria della Polpetta, piatto milanese molto caro a questi intellettuali che per le osterie, talvolta anche malfamate, nutrivano una vera e propria passione: erano “la casa di chi non ne ha”, ci dice Carlo Dossi. Oltre all’Osteria della Polpetta, non si possono che ricordare anche l’Osteria della Noce, in Piazza XXIV Maggio, e l’Osteria del Lumetta, spostata però in zona Brera, vicino a via Fiori Oscuri.

L’altro luogo vivacemente frequentato dagli Scapigliati era, invece, l’Ortaglia, il giardino del Conte Cicogna proprio in Corso Monforte: con il benestare del conte, anche qui questi intellettuali milanesi avevano dato vita ad una osteria casereccia, dotata addirittura di campo da bocce. Era il luogo ideale per discutere, scrivere e dipingere.

Gli artisti Scapigliati: dove vedere le loro opere a Milano

Vedere le opere degli artisti Scapigliati a Milano non risulta particolarmente difficile.

Non distante dal quartiere degli Scapigliati, infatti, vale la pena concentrarsi su due primi monumenti. Affacciato su via Senato, è collocato il monumento dedicato a Felice Cavallotti, politico e patriota italiano: realizzato da Ernesto Bazzaro, la scultura raffigura Leonida morente, colui che difese la libertà dei popoli greci. In Piazza Beccaria, invece, bisogna girare attorno alla scultura realizzata nel 1871 da Giuseppe Grandi e raffigurante proprio Cesare Beccaria: il monumento era stato voluto nel 1865 in occasione dell’abolizione della pena di morte, ma a questa motivazione si aggiungeva anche il centenario, appena trascorso, della pubblicazione Dei delitti e delle pene. Attualmente, però, l’originale in marmo si trova all’interno del Palazzo di Giustizia, collocato qui nel 1913 per proteggerlo dal deterioramento.

La principale opera legata agli Scapigliati è, però, il monumento bronzeo dedicato alle Cinque Giornate di Milano, nell’omonima piazza nella zona di Porta Vittoria e progettato ancora una volta da Giuseppe Grandi. Il grande obelisco che domina la piazza è circondato da cinque giovani ragazze di estrazione popolare, scelte dallo scultore come allegoria delle Cinque Giornate e accompagnate da un leone e da un’aquila, simboli di orgoglio per la resistenza e la difesa delle barricate da parte della popolazione. Proprio ai cittadini milanesi è dedicata la raffigurazione di altri episodi accaduti durante la famosa rivolta popolare. Grandi, che impiegò 13 anni di studio e lavoro per la progettazione del monumento, purtroppo non ne vide l’inaugurazione, morendo il 30 novembre 1894, a pochi mesi dall’evento che era stato fissato per il marzo successivo.

Infine, una tappa necessaria per immergersi appieno nella Scapigliatura è la visita alla Galleria d’Arte Moderna, a Palestro, che ospita un’intera sala dedicata alla pittura e alla scultura scapigliate. Qui, infatti, è possibile ammirare le principali opere dei pittori Tranquillo Cremona, come Attrazione o Amor Materno, e Daniele Ranzoni, oltre ad alcune altre opere scultoree di Giuseppe Grandi.

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