10 Gennaio 2023

Oggi scopriamo la storia di Lucio Fontana, uno dei più grandi e discussi artisti italiani del Novecento. Lucio Fontana a Milano trascorse gran parte della sua vita e carriera, lasciando nel capoluogo meneghino alcune delle sue opere più significative, meritevoli senz’altro di una visita guidata.
In moltissimi conoscono l’artista soprattutto per la celebre serie di “buchi” e “tagli” nelle tele. Fu realizzata a partire dagli anni Cinquanta nell’idea di creare su tele per lo più monocrome una perfetta sintesi fra pittura e scultura, formulando un nuovo concetto di spazio: lo scopo dei tagli era d’altronde quello di andare oltre la superficie, superandola in una dimensione tridimensionale. Molti dei quadri di questa serie riportano un sottotitolo come Concetto spaziale o Attesa: opere tanto discusse dalla critica e dal pubblico quanto, oggi, ormai iconiche e presenti nei maggiori musei d’arte contemporanea di tutto il mondo, compreso il Museo del Novecento di Milano.
Ma questo è solo l’aspetto più noto al grande pubblico della lunga carriera dell’artista, nato in Argentina nel 1899 da genitori di origine italiana. Lucio Fontana si formò facendo la spola tra i due Paesi: in Argentina collaborò con il padre nel suo atelier specializzato in scultura cimiteriale, mentre in Italia, frequentò proprio a Milano l’Accademia delle Belle Arti di Brera, sotto la guida del suo maestro, lo scultore Adolfo Wildt. Pittore, scultore ed eclettico ceramista, Fontana lasciò il suo inconfondibile “segno” in molti luoghi di Milano, tutti da scoprire.

Gli esordi di Fontana a Milano: dal Cimitero Monumentale allo Spazialismo

Tra le prime opere realizzate da Lucio Fontana che ancora oggi si possono ammirare a Milano troviamo innanzitutto quelle realizzate per il Cimitero Monumentale, in cui è ancora ben visibile l’influenza di Adolfo Wildt. Il Cimitero Monumentale, vero e proprio museo a cielo aperto della città, non solo racconta un pezzo fondamentale della storia cittadina, ospitando le salme di tanti illustri personaggi meneghini; fra i suoi viali alberati, il cimitero annovera fra sculture, mausolei e opere d’arte di inestimabile valore anche una decina di monumenti funebri progettati da Lucio Fontana per lo più nella prima fase della sua carriera, entro la fine degli anni Venti.


ll vero anno di svolta per Fontana è infatti il 1930, quando, oltre a partecipare per la prima volta alla Biennale di Venezia, tenne anche la sua prima personale presso la Galleria del Milione a Milano. Qui espose Uomo nero (1930), un’opera di profonda rottura che apre la strada al tema delle figure umane private del loro valore plastico e ridotte a sagome geometriche.
Dopo essere tornato per alcuni anni in Argentina, Fontana si stabilì nuovamente a Milano ed entrò in contatto con il gruppo di giovani artisti insieme ai quali avrebbe pubblicato di lì a poco il primo Manifesto dello Spazialismo nel 1947. Negli anni immediatamente successivi uscirono poi una seconda e una terza versione del Manifesto, nelle quali si ribadiva l’esigenza di superare l’arte del passato ed utilizzare mezzi sempre nuovi per creare.
Molti dei lavori realizzati da Fontana proprio in quegli anni sono oggi visibili a Milano: il Museo del Novecento, ad esempio, vanta un’intera sala dedicata al grande artista, all’interno della quale possiamo ammirare tra le tante opere la spettacolare Struttura al neon progettata dall’artista per essere esposto sullo scalone d’onore della IX Triennale di Milano nel 1951; oggi questo arabesco al neon è fra i simboli del panorama museale di Milano, sempre acceso a illuminare dall’alto la splendida piazza del Duomo.

Fontana alla Casa museo Boschi-Di Stefano e al museo Diocesano

Esplorando la città ci si rende ben presto conto che il Museo del Novecento non è di certo l’unico a contenere una preziosa selezione di opere di Lucio Fontana a Milano: all’interno della Casa Museo Boschi-Di Stefano, ad esempio, si trova un’intera stanza dedicata alla memoria dell’artista italo-argentino e alle sue avanguardistiche creazioni. La maggior parte delle opere qui contenute porta il titolo di Concetto spaziale, pur facendo parte di diverse serie realizzate nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, tra cui I Buchi (1949-1968), Le Pietre (1952-1956) e i famosissimi Tagli (1958-1968). Lucio Fontana, tra l’altro, era un grande amico del collezionista Antonio Boschi, ed assiduo frequentatore della casa di via Jan, oggi dimora museale fra le più preziose di Milano.


Ma non finisce qui: a Milano c’è un altro museo in cui è possibile ammirare le opere di Lucio Fontana, il Museo Diocesano! Questo è il luogo che più valorizza la produzione scultorea di Fontana nell’ambito dell’arte sacra, su commissione della Veneranda Fabbrica del Duomo. Si conservano qui, infatti, il bozzetto della Pala della Vergine Assunta, realizzato nel 1955 e destinato ad essere tradotto in marmo per un altare della navata minore della cattedrale, e un nucleo di cinque gessi presentati al concorso indetto nel 1950 per la realizzazione della quinta porta della cattedrale. Nel 2011 alla collezione si è aggiunta la suggestiva Via Crucis “bianca” del 1955, originariamente concepita per decorare la cappella della Casa Materna Asili Nido Ada Bolchini Dell’Acqua (in via Cascina Corba) seguendo il principio di unità concettuale tra decorazione scultorea e ambiente.

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