06 Aprile 2022

Fra le varie epoche storiche attraversate dal capoluogo meneghino, quella napoleonica è senz’altro fra le più importanti, ricordata per aver lasciato un segno indelebile sul volto della città. Napoleone a Milano fondò una delle tre capitali del suo vasto impero europeo, insieme a Parigi e Francoforte. Innamorato della città lombarda, il generale francese dedicò a Milano ambiziosi progetti urbanistici e culturali che contribuirono a modernizzarne l’aspetto monumentale, le istituzioni e i servizi. Qualche esempio? Dall’Arco della Pace nel verde di Parco Sempione al magnifico complesso della Pinacoteca di Brera, di certo non mancano – nell’odierno centro storico – luoghi capaci di raccontare ancor oggi la portata rivoluzionaria dell’epoca napoleonica.

Napoleone a Milano era entrato vittorioso nel 1796; nel 1802 era nata la Repubblica Italiana, sostituita nel 1805 dal Regno Italico, proclamato con la solenne incoronazione del generale Bonaparte proprio nel capoluogo lombardo. Napoleone aveva scelto il Duomo di Milano come luogo per la sua incoronazione a re d’Italia, simbolicamente legata al suo atto di indossare in capo la corona ferrea di epoca longobarda, ancor oggi conservata presso il Museo del Tesoro del Duomo di Monza. La parabola napoleonica – per quanto non così lunga, poiché terminata con l’abdicazione del 1814 e subito seguita dalla Restaurazione europea – avrebbe lasciato tracce imperiture sull’assetto architettonico e organizzativo della città di Milano, oltre che su mode e abitudini meneghine.

Parlando di cultura milanese, basti pensare che il celebre scrittore Alessandro Manzoni avrebbe dedicato proprio al Bonaparte una delle sue odi più famose, Il cinque maggio – il cui scritto originale si conserva presso la Biblioteca Braidense di Milano. La poesia immortalava la fine di un’epoca: la morte del grande personaggio francese, scomparso in esilio a Sant’Elena il 5 maggio del 1821.
Lo scorso anno, a duecento anni dal 1821, Milano ha ricordato con una ricca serie di iniziative il ruolo di Napoleone e il suo rapporto con la storia e le istituzioni cittadine: mostre, conferenze, visite guidate. Tanti gli spunti per esplorare la città sulle orme napoleoniche, riconoscendo la modernità dei suoi progetti politici, urbanistici e culturali!

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La Milano napoleonica: moderna, visionaria e green

In un viaggio attraverso la Milano napoleonica, una delle aree cittadine che merita una visita è quella che si articola intorno al Castello Sforzesco, fra Foro Bonaparte e Parco Sempione, polmone verde del capoluogo lombardo. Per quali motivi questo spicchio di città tanto può raccontarci dei visionari progetti di Napoleone a Milano? Dove oggi sorge il semi-anello stradale conosciuto come Foro Bonaparte, in ricordo dell’imperatore francese, doveva infatti articolarsi un’immensa piazza circolare, in eleganti forme neoclassiche. L’ambizioso progetto urbanistico, firmato dall’architetto Giovanni Antonio Antolini, prevedeva intorno alla fortezza milanese la creazione di quattordici edifici porticati destinati ad accogliere spazi polifunzionali per la vita politico-economica, sociale e culturale della cittadinanza, come la sale per le assemblee del popolo, la borsa e le botteghe dei commercianti, un teatro e le terme. I monumentali disegni di Antolini non trovarono mai completa realizzazione, nonostante l’iniziale sostegno della Repubblica Cisalpina.

Il progetto che effettivamente si concretizzò, ad opera di Luigi Canonica – a dire il vero ben più modesto del precedente – riguardò invece l’assetto urbanistico dell’attuale corso Sempione, che portava verso la Francia, e di corso Venezia, asse viario fondamentale in direzione di Monza e della Villa Reale che Napoleone tanto amava. L’Arco della Pace, l’Arena civica e la Loggia napoleonica all’interno della Palazzina Appiani sopravvivono oggi all’interno del verdeggiante Parco Sempione – progettato più tardi, a fine Ottocento – come preziosi “indizi” dell’epopea del generale Bonaparte, tanto effimera quanto grandiosa!

Un’ultima curiosità, sempre a tema urbanistico: forse non tutti sapranno che di Napoleone a Milano ci parlano anche i moltissimi platani che popolano il verde urbano meneghino, piantati lungo i viali accanto alle eleganti facciate dei palazzi nobiliari. Si dice che Bonaparte fosse letteralmente fanatico di questi alberi ad alto fusto, la cui chioma poteva ombreggiare al meglio le calde strade milanesi. Napoleone, generale “green” ante litteram, anticipò le strategie dei moderni urbanisti per contrastare le temperatura delle torride estati milanesi, incoraggiando la creazione dei tanti viali alberati che ancora oggi sono una cifra distintiva del tessuto viario della città.

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Napoleone a Milano: Brera come centro della cultura

Passando dal campo dell’urbanistica alla vita culturale della Milano napoleonica, impossibile non soffermarsi sul caso di Brera, cittadella della cultura meneghina a cui proprio il generale francese seppe infondere nuova vita. Nel quartiere più pittoresco della città – un tempo malfamato – le istituzioni dell’Accademia di Belle Arti, della Pinacoteca di Brera, della Biblioteca Braidense, dell’Orto Botanico e dell’Osservatorio Astronomico furono unite in un unico, modernissimo progetto culturale e scientifico, non privo di intenti celebrativi nei confronti della figura di Bonaparte. Non a caso, nel cortile d’onore dell’Accademia di Brera ancor oggi campeggia la scultura in bronzo di Napoleone rappresentato come Marte pacificatore, sublime opera di Antonio Canova e idealizzazione classicheggiante dell’imperatore francese.

Esplorando con una visita guidata la Pinacoteca di Brera, si riscopre la storia “napoleonica” che si cela dietro la fondazione di uno dei musei più importanti di Milano. Con Napoleone, appassionato d’arte che scelse come proprio ritrattista il pittore milanese Andrea Appiani, la pinacoteca raccolse da ogni parte della penisola i tanti capolavori che ancora ne impreziosiscono le sale, attirando ogni anno migliaia di visitatori! L’idea era quella di creare a Milano il Louvre d’Italia: una galleria nazionale ispirata ai principi dell’Illuminismo e della pubblica fruizione, una galleria d’arte organizzata intorno alle diverse scuole pittoriche, con evidente intento didattico. Ma non solo: la Pinacoteca di Brera – fondata come Reale Galleria annessa all’Accademia – nasceva in sinergia con gli altri istituti del cosiddetto “Palazzo delle Scienze e delle Arti”. In un solo luogo, la città radunava così museo, accademia, biblioteca, osservatorio astronomico e orto botanico, in una sintesi perfetta fra cultura, scienza e arte contemporanea.

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