I primi tramways di Milano: il simbolo più milanese che c’è

Tra i simboli di Milano, il Tram rimane sempre uno dei favoriti, non solo tra i turisti, ma anche tra gli stessi Milanesi, che lo hanno sempre considerato il “mezzo” per eccellenza, quello a cui emotivamente si è più legati, non foss’altro per quanto la sua storia è così legata a quella della stessa città e del suo popolo. Alcuni dei tram in circolazione sono ancora mezzi originali, che Atm ha saputo mantenere inalterati nel tempo, restaurati e pienamente efficienti, pronti per sferragliare in pieno centro come cento anni fa. Tutt’oggi queste vetture storiche portano a bordo milanesi e non, curiosi di girare e conoscere la città lungo un percorso guidato da una prospettiva diversa e retrò.
Ma se ritorna alle origini è facile che anche la stragrande maggioranza dei milanesi non ricordi che i primi tram …erano trainati da cavalli!
 
Ecco un breve racconto illuminante sulle origini del Tram milanese, tratto da Immagini e Ricordi di Bruno Pellegrino, edito dalla Casa Editrice Graphot.

...“Risale al 1881 l’impiego a Milano dei primi tram: a cavalli, s’intende, giacché per quelli elettrici bisognerà attendere ancora una dozzina d’anni. Prima di tale data ci si era dovuti contentare dei vecchi omnibus, traballanti cassoni verdi a quattro ruote e trainati da una coppia di ronzini: 16  i posti a sedere, 10 i centesimi della tariffa e 5 i minuti di attesa alle fermate. Ma poi, vuoi per il preoccupante ingombro al traffico che comportavano, vuoi che i milanesi si fossero stancati di cimentare le loro terga sui duri trottatoi di granito, si cominciò seriamente a pensare di adottare i binari per il trasporto pubblico urbano, come già da tempo avveniva nelle maggiori città estere. Va be’ che da noi c’era il problema dell’angustia delle vie del centro, ma lo si superò agevolmente prevedendo, in caso di strozzature, il senso unico alternato.
Una decisiva spinta all’istituzione d’un servizio di tranvie a cavallo lo diede  l’imminenza della Grande Esposizione fissata per la primavera dell’ 81 ai Giardini Pubblici.  Già ai primi di marzo squadre d’operai intraprendono i lavori di sterro per la posa dei binari lungo le arterie che portano alla Mostra; sicché il 5 maggio, giorno dell’inaugurazione, sono pronte le linee di Porta Venezia, di Principe Umberto (Stazione Centrale) e della Stazione Saronno-Erba (Ferrovie Nord). Segue la linea di Porta Ticinese e poi, dall’82 all’84, quelle di altre otto Porte: linee tutte irradiantesi verso le rispettive “Barriere” della Cerchia dei Bastioni, dove si raccordano con la linea di Circonvallazione che, lunga ben 11 km, è stata nel frattempo creata tutt’intorno a quella, e da cui le stesse convergono verso la piazza del Duomo. Qui le vetture fanno manovra per raggiungere le proprie stazioni di partenza disposte sui lati meridionale e di ponente: è il pittoresco Carosello dei Tramways, meta obbligata di chiunque voglia ammirare da vicino i gialli ”carrozzoni”. Trainati da una pariglia di cavalli, questi offrono 14 o 16 posti a sedere e 8 in piedi per ciascuno dei due terrazzini esterni.  E due per ogni testata sono gli sportelli, i quali fiancheggiano il posto riservato al cocchiere, sul davanti, e al conduttore, dietro. Ma, attenzione, solo per di qua è consentito salire e scendere (un ultimo esemplare di vettura tranviaria si conserva al Museo della Scienza).
Al tramway a cavalli è legato uno dei più bei ricordi d’infanzia di Eligio Possenti, il grande giornalista: «Nel 1892 frequentavo la prima elementare. Mio padre mi veniva a prendere alle quattro del pomeriggio…e, avendo altri impegni, mi accompagnava in piazza del Duomo….S’avvicinava al tranvai della linea di casa nostra e, consegnato il biglietto al bigliettaio (10 centesimi), mi affidava alle sue grosse mani, le quali…mi deponevano a sedere su una di quelle due panchine, ricoperte di velluto rosso e liso…Quando il tranvai arrivava a casa mia, mi sollevava e poi, prendendomi per mano, mi aiutava a scendere dal predellino...e mi accompagnava sotto il portone di casa, fino alla portineria; mi affidava alla portinaia che mi seguiva su per le scale fino alla porta dell'appartamento dove mia madre mi stava aspettando con uno dei suoi indimenticabili sorrisi». Altri tempi...

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Calate le tenebre, e accese le luci che illuminano la sera milanese, è il momento perfetto per visitare Milano letteralmente sotto un’altra luce, comodamente seduti a bordo di una vettura storica dei primi decenni del Novecento. Salite a bordo e, con l’aiuto dei racconti delle nostre guide e l’atmosfera retrò del tram, immergetevi in una Milano d’altri tempi nel fascino intramontabile della notte.

 
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
 

 

 

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