07 Aprile 2020

Milano è una città “liquida”, ma non lo sa! Pensarla così può sembrare strano, visto che dista centinaia di chilometri dal mare. Del resto, un pittore scapigliato diceva che il mare non è che “un gran naviglio con una sola sponda”! E allora come si presenterebbe oggi, per fare un esempio, quel misterioso laghetto alle spalle del Duomo di cui da secoli le leggende favoleggiano? Che origini ha? Il tutto nacque quando la costruzione della Cattedrale dei milanesi ebbe inizio: allora, i grandi blocchi di marmo di Candoglia necessari per edificare il Duomo venivano trasportati dalla Val d’Ossola fino a Milano, a bordo dei barconi che navigavano i Navigli, sino ad arrivare nelle vicinanze della “Fabbrica” proprio in un laghetto artificiale che fu poi coperto.

Il “laghetto” di Milano in un dipinto del XIX secolo

Anche Alberto Savinio ricorda che per tutto il primo ‘900 a Milano si poteva andare in barca. L’approdo dei blocchi si trovava proprio presso il laghetto di Santo Stefano, che fu interrato nel 1857 per garantire la salubrità dell’aria.

Skyline di Milano con montagne 

Ancora oggi il curioso nome di via Laghetto ce lo ricorda! I blocchi di marmo per il Duomo erano contrassegnati dall’ormai famosa scritta a.u.f.  Grazie a questa sigla tutti sapevano che quei barconi erano esenti dal pagamento di dazi e gabelle, in quanto, appunto, portavano marmo “ad usum fabricae”, cioè per la costruzione della Cattedrale milanese. E fino a non molto tempo fa la frequente espressione “a ufo” significava infatti “senza pagare”, “a sbafo”, “a scrocco”!

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